Il re di Staten Island: sinossi e mini recensione

By | Ottobre 12, 2020
Il re di Staten Island

Il regista Judd Apatow (regista di Vergine a 40 anni, E improvvisamente tu o Un pasticcio imbarazzante ) ci ha impressionato con un film eccellente, senza dubbio una delle sue migliori creazioni: Il re di Staten Island. Il film, una pseudo-biografia del giovane attore e comico Pete Davidson.

Il re di Staten Island sinossi

Scott ( Pete Davidson ) ha sofferto di un blocco dello sviluppo mentale e personale da quando suo padre, che era un pompiere, è morto quando aveva sette anni. A metà tra i venti e i trent’anni non ha ottenuto nulla nella vita, ma ha in mente un sogno improbabile: diventare un rinomato tatuatore.

Mentre la sua sorellina (Maude Apatow, la serie HBO “Euphoria”) sta per partire per il college, Scott continua a vivere con sua madre esausta (la vincitrice dell’Oscar Marisa Tomei ), un’infermiera del pronto soccorso, e perde tempo a fumare con i suoi colleghi -Oscar ( Ricky Velez , Master of None), Igor ( Moises Arias, a due metri da te) e Richie ( Lou Wilson, “The Guest Book”) – e vedendo segretamente la sua amica d’infanzia Kelsey ( Bel Powley, Apple TV + serie “The Morning Show”).

Ma quando sua madre inizia ad uscire con un pompiere chiacchierone di nome Ray (Bill Burr, “F sta per Famiglia” di Netflix), si innesca una serie di eventi che costringeranno Scott ad affrontare il suo dolore e a muovere i primi passi. verso una vita reale.

 

Il re di Staten Island mini recensione

Il re di Staten Island è la storia quasi reale di Pete Davidson, che interpreta se stesso nel ruolo del protagonista del film. Chi è Pete? È uno dei più talentuosi protagonisti della commedia americana oggi in circolazione, partecipando anche al Saturday Night Live.

Ma no, il film non è una commedia su un povero giovane che ha un sogno e lotta per realizzarlo. Qui ci sono sparatorie, droghe, momenti difficili e, sì, anche ironia e situazioni comiche che funzionano senza clamore di alcun tipo.

Cos’altro ti serve? Davidson è un comico diventato famoso per le battute sul padre pompiere, ucciso negli attacchi al World Trade Center quando aveva solo 7 anni.

Quasi tutti gli aggettivi che cerchiamo disperatamente quando guardiamo un film possono essere concessi senza paura a Il re di Staten Island. Leggero, agile, dinamico e piacevole.

Contiene tutti gli ingredienti di una buona produzione americana – perché ci sono cattive, pessime produzioni americane – dove trovano posto feste sfrenate, rapine e violenza. Non c’è sangue perché vogliono accontentare il pubblico, ma perché oggi sarebbe impossibile fare un ritratto di New York senza che appaia un ragazzo con un buco nella pancia.

Un nuovo Adam Sandler?

Il personaggio di Pete Davidson è simile a quello di un giovane Sandler, più giovane e meno comico, ma altrettanto carismatico. La sua affascinante naturalezza di inserirsi in ogni scena, occupandola completamente ma con modestia, ci fa entrare in empatia con la sua vita nonostante le sue continue battute appassionate. 

Insieme a Davidson troviamo Marisa Tomei e Bill Burr, come madre e suo patrigno. E, in un ruolo secondario, ma con grandi momenti, uno Steve Buscemi al top della forma.

Un film profondamente catartico, sorprendente e prezioso. Il cinema, se fatto bene, può essere terapeutico, e in questo film, grazie ad un approccio a temi che normalmente vengono affrontati con i guanti bianchi, lo è. Ci vuole molta forza per ridere, soprattutto delle tragedie stesse.

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Author: Presi Fulvio

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